18 mar 2024
Riflessione sul concetto di utopia
Filosofia
Utopìa s. f.
[coniato da Tommaso Moro, con le voci greche οὐ «non» e τόπος «luogo»; quindi «luogo che non esiste»]
estens. Ideale, speranza, progetto, aspirazione che non può avere attuazione.
Di seguito cercherò in qualche modo di scardinare i preconcetti che si hanno in relazione a questa definizione, che io personalmente ritengo poco corretta.
Il concetto di “Utopia”, come viene comunemente inteso, non potrebbe esistere senza la capacità di pensare, di sperare, di sognare oltre quello che già abbiamo. Nasce infatti da una condizione fattuale di non funzionamento, della società o dell’equilibrio di un soggetto nei confronti di un ambiente in cui ha difficoltà ad intervenire, a cambiare volontariamente le cose. Nasce dalla repressione, e intendendo “Utopia” come “Ideale” allora è facile comprendere come possa essere l’unico mezzo di validazione di un pensiero rivoluzionario o contro corrente; per qualcuno: un sogno. L’utopia è quindi necessaria per permettere l'avanzamento e il progredire. Impossibile finché non raggiunta, necessaria proprio alla lotta all'impossibilità. Aiuta a definire un limite al possibile, per poi permetterne il superamento. È necessaria alla gratificazione, allo stimolo per raggiungere un obiettivo. Ed è proprio grazie ad essa che esiste il progresso, che vengono concretizzati i sogni.
Quanto detto è facile da comprendere con un semplice ragionamento, che dietro nasconde una complessità tremendamente assurda, con cui però riusciamo ad empatizzare, forse solo per il semplice fatto che siamo esseri umani; è il seguente: perché continuare a sognare e sperare di raggiungere un’ideale definito impossibile da raggiungere?
Non avrebbe senso di esistere, bisognerebbe arrendersi di fronte all'utopia, e invece è l’opposto; è qualcosa di “impossibile” e per questo noi lo vogliamo: l’utopia è speranza.
Ed è proprio sapendo in fondo che non sia impossibile che cerchiamo di rincorrere i nostri sogni. Perché c’è speranza e consapevolezza che l’etichetta "irraggiungibile" che mettiamo sui nostri obiettivi scaturisce solo dalla nostra paura di raggiungerli, no?
Quanto farebbe male rimanere delusi? Quanti per paura di non farcela si danno delle scuse? E quindi tutti procediamo cauti, evitando di soffrire: l’utopia è uno strumento potentissimo, è sognare e sperare; rampa di lancio e meccanismo di autodifesa.
C'è però - forse - qualcosa che si addice anche di più rispetto a quanto detto finora. Alla luce di queste riflessioni mi sento di prediligere un termine diverso all'utopia, forse ciò per cui quest'ultima viene troppo spesso scambiata:
“Eutopia”, con le voci greche εὖ «buono» e τόπος «luogo»; quindi «buon luogo»
Con questo termine spesso ci si riferisce ad un’ideale buono, positivo; che a differenza dell’utopia però, è possibile raggiungere. Viene quasi eliminato il concetto di impossibilità, introducendo quello di “buono”.
Concludo riflettendo su me stesso; personalmente nella mia vita fino ad ora ho combattuto molte guerre interiori riguardo ad obiettivi da raggiungere e relative delusioni da fronteggiare. C’è forse stato un momento in cui avrei voluto smettere di sperare, di sognare, di avere speranza. Sarebbe stata la strada più facile, la mia autodifesa. Ma non ce l’ho fatta, e spero che nessuno di voi riesca mai a farcela in tal senso. Nonostante la forza con la quale si possa volere in un momento della vita, forse l'intera esistenza si basa sul cercare gratificazione perseguendo obiettivi, e sul soffrire non riuscendoci.
Tutt'ora seguo me, i miei pensieri, anche se ritenuti rivoluzionari ed utopici. Cerco di dare sempre più forma ad una mia “poetica sulla vita”, di definire chi e come voglio essere, darmi un senso nel mondo perché l’esistenza a sé non è sufficiente. Bisogna cercare disperatamente di rincorrere ideali, magari raggiungerne qualcuno, e di trovare il modo di porre una “E” davanti alla nostra utopia. Raggiungere il nostro luogo felice.
